Nuove procedure per i movimenti di denaro e assegni

25 settembre 2008

da ilsole24ore

Stretta del Governo sui movimenti transfrontalieri di contanti, assegni e traveller’s cheques.
Dal 1°gennaio 2009 l’obbligo di dichiarare all’agenzia delle Dogane i movimenti di importo superiore ai 10.000 euro sarà, infatti, accompagnato da alcune ulteriori misure di prevenzione contro il riciclaggio dei capitali e il finanziamento del terrorismo.

I movimenti in contanti
Le nuove disposizioni sono contenute in uno schema di decreto legislativo che allinea la disciplina in materia valutaria al regolamento (Ce) 1889/2005 sui controlli dei flussi di denaro in entrata o uscita dalla Ue. La bozza, messa a punto da Politiche europee ed Economia, ha ricevuto ieri il via libera nella riunione tecnica di pre- consiglioe sarà esaminata in via preliminare nel prossimo vertice di Governo. Il testo cancella la facoltà di effettuare la dichiarazione obbligatoria sul trasferimento di denaro contante fino a 48 ore prima dell’effettiva spedizione della somma. La dichiarazione sui trasferimenti di contanti da e verso l’estero dovrà, infatti, essere presentata con notifica telematica all’agenzia delle Dogane contestualmente al passaggio del danaro o al massimo entro le 48 ore successive dal ricevimento della somma, se l’operazione è stata effettuata con il sistema postale.

L’eliminazione della facoltà di procedere alla notifica preventiva si è resa necessaria per impedire che l’autore del trasferimento possa rendersi irreperibile dopo averlo eseguito. L’omessa dichiarazione comporterà il sequestro immediato delle somme trasferite oltre all’applicazione di una sanzione pecuniaria pari al 40% dell’importo eccedente il tetto massimo che è possibile movimentare senza formalità. Il procedimento sanzionatorio sarà gestito dall’Economia entro 180 giorni dalla contestazione dell’irregolarità. Lo schema di decreto introduce, inoltre, la possibilità per il trasgressore di procedere a un’oblazione immediata e di estinguere l’illecito con il pagamento di una multa in misura ridotta pari al 5% della somma eccedente il tetto dei 10.000 euro.

Gli altri provvedimenti
Sul tavolo del Governo dovrebbe, poi, approdare per il primo sì anche lo schema di decreto legislativo sulle modalità di finanziamento dei controlli sanitari da parte delle Asl e delle regioni su animali, alimenti e mangimi. Il testo fissa, in base alle norme di sicurezza imposte dalla Ue, tipologia e importi delle tariffe a carico degli operatori per eliminare frammentazione e disomogeneità del sistema impositivo. Primo sigillo in vista anche per lo schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva 2006/66/Ce sulla gestione ambientale di pile e accumulatori. Il testo prevede, tra l’altro, la messa al bando di tutti i prodotti, anche incorporati all’interno di apparecchi, con più dello 0,5 per mille di mercurio in peso. Entro il 26 settembre 2009 i produttori dovranno organizzare sistemi idonei di trattamento e riciclaggio di questi rifiuti e, dal 26 settembre 2012, anche una rete di raccolta separata e ritiro presso gli utilizzatori finali. All’esame preliminare dell’esecutivo dovrebbe, infine, esserci anche il decreto legislativo sull’istituzione di un sistema comunitario di monitoraggio e informazione sul traffico navale.


confedilizia: TABELLA DEI LAVORI IN CASA

18 settembre 2008

Ecco una utile tabelle delle opere e dei relativi permessi che occorrono.

scarica il pdf: guida_lavori_in_casa_tabellariepilogativa


Confedilizia: VICINO ALLE CASE NON SI PUO’ CACCIARE

15 settembre 2008

La Confedilizia evidenzia – in considerazione del disturbo che l’esercizio della caccia arreca a chi abita in case di campagna – che l’esercizio venatorio è vietato – tra l’altro – nei giardini, nei parchi pubblici e privati, nei parchi storici e archeologici e nei terreni adibiti ad attività sportive (art. 21, lett. a), legge n. 157/’92) e nelle aie e nelle corti o altre pertinenze di fabbricati rurali, nelle zone comprese nel raggio di cento metri da immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro e a distanza inferiore a 50 m. da vie di comunicazione ferroviaria e da strade carrozzabili, eccettuate le strade poderali ed interpoderali (norma predetta, lett. e)).

E’ pure vietato sparare da distanza inferiore a 150 m. con uso di fucile da caccia con canna ad anima liscia, o da distanza corrispondente a meno di una volta e mezza la gittata massima in caso di uso di altre armi, in direzione di immobili, fabbricati e stabili adibiti ad abitazione o a posto di lavoro; nonché di vie di comunicazione ferroviaria e di strade carrozzabili, eccettuate quelle poderali e interpoderali (norma precitata, lettera f)).

Le violazioni al divieto di cui alla lettera a) sopra indicata sono punite con l’arresto sino a 6 mesi e con l’ammenda da 464 euro a 1549, oltre che con il sequestro delle armi e – in caso di condanna – con la loro confisca e la sospensione del porto di fucile. Le violazioni ai divieti di cui alle lettere e) ed f) pure precitate, sono punite con il pagamento di 206 euro (se eseguito entro 60 giorni dalla contestazione).

A norma dell’art. 12, comma 2, della legge sulla caccia, «costituisce esercizio venatorio ogni atto diretto all’abbattimento o alla cattura di fauna selvatica mediante l’impiego dei mezzi» consentiti (fucile, nei tipi leciti). A tenore del comma 3 della stessa norma, «è considerato altresì esercizio venatorio il vagare o il soffermarsi con i mezzi destinati a tale scopo o in attitudine di ricerca della fauna selvatica o di attesa della medesima per abbatterla».

Ove l’esercizio venatorio sia finalizzato al compimento di altri reati (ad accertare, ad esempio, le abitudini di vita degli abitanti delle case di campagna, specie se isolate), i colpevoli incorrono nei relativi reati, tentati o consumati.


La valutazione immobiliare

11 settembre 2008

da www.ilsole24ore.com

Le profonde innovazioni e i radicali mutamenti che si stanno registrando nel campo della valutazione immobiliare, accompagnate da seppur lenti, inesorabili passaggi regolamentari e legislativi, impongono a tutti gli operatori del mercato immobiliare, valutatori professionisti in testa, il dover mutare il loro modo di operare le stime nei diversi settori bancario, contabile, giudiziario, assicurativo e privato.
In verità, da sempre, il panorama delle valutazioni immobiliari in Italia è stato fortemente in contrasto con quello degli altri Paesi, avanzati, USA e Inghilterra su tutti, rivelando una arretratezza sia nei metodi di stima sia nell’analisi del mercato immobiliare.
Il forte impulso che si sta registrando da qualche anno nel mercato europeo, dovuto in particolare nella necessità della circolazione di beni, della crescente internazionalizzazione delle società, dell’entrata in vigore di norme contabili e bancarie, sta portando sempre più lo strumento della valutazione immobiliare a fondersi nel mercato finanziario e a divenire essenziale nei processi di valutazione del rischio bancario e della contabilità sulla base delle norme internazionali. Ciò determinerà inesorabilmente una nuova presa di coscienza da parte dei professionisti coinvolti a vario modo nelle operazioni estimative.


Opere abusive

9 settembre 2008

da www.ilsole24ore.com

Quesito: “Quale Direttore dei lavori ho ricevuto – insieme alla Proprietà ed alla Impresa esecutrice comunicazione di avvio del procedimento amministrativo sanzionatorio per opere abusive – sia sotto il profilo urbanistico che ambientale – in esito ad un verbale dell’ufficio tecnico del Comune ove si va realizzando una DIA di ristrutturazione e allestimento espositivo di un edificio vincolato. Le modeste e veramente piccole variazioni operate nel corso dei lavori rientrano ampiamente in quelle che la giurisprudenza definisce “varianti leggere o minori in c. d’o” . Esse sono state generate soprattutto dal fatto che – durante i lavori di opere interne, si sono attuati dei modesti aggiustamenti in ordine a forma e numero dei gradini di una scala, un vanetto sottoscala, una piccola lastricatura davanti all’ingresso etc.
Nel verbale dell’UTC compare anche qualche eccezione su errori nel rilievo metrico del fabbricato, di modesto rilievo, peraltro ininfluenti sui lavori eseguiti. A parte il merito, che ovviamente approfondirò negli atti che produrrò al comune, vorrei conoscere quale sia la prassi e la norma in base a cui sarà opportuno che io agisca, ad evitare problemi a me ed ai miei danti causa”.

RISPOSTA
1. Inquadramento normativo della fattispecie
L’art. 37 del t.u. in materia edilizia (d.P.R. n. 380/2001) stabilisce che “1. La realizzazione di interventi edilizi di cui all’articolo 22, commi 1 e 2, in assenza della o in difformità dalla denuncia di inizio attività comporta la sanzione pecuniaria pari al doppio dell’aumento del valore venale dell’immobile conseguente alla realizzazione degli interventi stessi e comunque in misura non inferiore a 516 euro”.
L’art. 36 del medesimo testo unico prescrive che: “1. In caso di interventi realizzati in assenza di permesso di costruire, o in difformità da esso, ovvero in assenza di denuncia di inizio attività nelle ipotesi di cui all’articolo 22, comma 3, o in difformità da essa, fino alla scadenza dei termini di cui agli articoli 31, comma 3, 33, comma 1, 34, comma 1, e comunque fino all’irrogazione delle sanzioni amministrative, il responsabile dell’abuso, o l’attuale proprietario dell’immobile, possono ottenere il permesso in sanatoria se l’intervento risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione dello stesso, sia al momento della presentazione della domanda”.
2. Giurisprudenza
La presentazione della domanda di sanatoria (o accertamento di conformità) viene ad instaurarsi un nuovo procedimento che può culminare con il rilascio della concessione edilizia in sanatoria o con il rigetto della nuova domanda. In ambedue i casi viene meno la precedente situazione litigiosa perché essa verrà superata dal nuovo provvedimento del Comune che conclude il procedimento di sanatoria. Da esso conseguirà, infatti, o la soddisfazione dell’interesse del ricorrente, qualora venisse rilasciata la concessione in sanatoria, o l’instaurarsi di una nuova situazione litigiosa (con possibili diversi connotati) qualora venisse respinta la domanda di sanatoria. (T.A.R. Sardegna Cagliari Sez. II Sent., 12-03-2008, n. 424).
La necessaria determinazione comunale sulla domanda di condono rifluisce anche sul precedente procedimento (e conseguente provvedimento) sul richiesto accertamento di conformità, implicando l’integrazione del nuovo e definitivo assetto degli interessi attualmente involti in giudizio, peraltro in una prospettiva più ampia, comprensiva della possibilità di sanare, nella ricorrenza dei presupposti di legge, anche gli abusi in contrasto con la disciplina urbanistica vigente e non solo gli abusi “formali”, sanabili con il procedimento ex art. 13 L. n. 47/1985 (ed ora, art. 36 T.U. Edilizia). (T.A.R. Abruzzo L’Aquila Sez. I Sent., 25-02-2008, n. 87).
3. Conclusioni
Se l’affermazione della sussistenza nel caso di specie di sole variazioni leggere avrà un riscontro probatorio e potrà essere considerata giuridicamente fondata, allora potrà essere impugnato dinanzi agli organi della giustizia amministrativa (T.A.R.) il provvedimento comunale di avvio di procedimento sanzionatorio per opere abusive, nonché, se negativo e quindi confermativo dell’abuso edilizio, anche quello finale del procedimento de quo, al fine di ottenerne l’annullamento con sentenza giudiziale. Ciò perché, se quanto riferito è corretto, detti provvedimenti sarebbero illegittimi in quanto viziati quanto meno da eccesso di potere, travisamento dei fatti ed ingiustizia manifesta. In alternativa, è possibile comunque presentare istanza di sanatoria al competente ufficio comunale per ottenere quell’accertamento sanante di cui all’art. 36 del testo unico sull’edilizia, che, se rilasciato, legittimerebbe l’opera abusiva con estinzione delle sanzioni irrogate.

Avv. Raffaele Cusmai


Abolita l’ICI sulla prima casa: rimborsi a chi ha già pagato per il 2008

8 settembre 2008

da www.ilsole24ore.com

Decreto Legge 27 maggio 2008, n. 93 (GU 28.5.2008 n. 124)

Il decreto fiscale 93/2008, in vigore da oggi, prevede l’abolizione dell’ Ici sulla prima casa. Sono ammesse al beneficio non solo le abitazioni principali (quelle in cui il contribuente ha la residenza anagrafica o la dimora abituale) e le pertinenze, ma anche le abitazioni equiparate dai Comuni a quelle principali. Restano fuori dal taglio dell’imposta le ville (categoria A/8), castelli e palazzi di eminente pregio artistico o storico (categoria A/9) e abitazioni signorili (categoria A/1). Per questi ultimi immobili resta la detrazione di base prevista dai commi 2 e 3 dell’articolo 8 del decreto legislativo 504/1992 e disposizioni richiamate. La detrazione rimane anche per l’unità immobiliare posseduta in Italia, a titolo di proprietà o usufrutto, dai cittadini italiani non residenti nel Paese, a condizione che non risulti locata.
L’ICI già pagata e non dovuta non può essere usata dal contribuente per pagare altre imposte o contributi a debito,. Il soggetto interessato deve presentare un’istanza di rimborso all’Ufficio tributi del Comune che provvederà al rimborso nei successivi 180 giorni.
Le famiglie che beneficiano dell’esenzione sono quasi 17 milioni, per un totale di 1,7 miliardi di gettito fiscale in meno per le casse degli enti locali.


L’ Agriturismo senza iscrizione all’ albo perde il riconoscimento di “ruralità”

5 settembre 2008

Corte di Cassazione, sez. V civ., sentenza del 1 agosto 2008 n. 20955.

Pubblicato da www.ilsole24ore.com

Senza l’iscrizione dell’agriturismo nell’apposito elenco regionale, non può essere riconosciuto il carattere rurale degli immobili destinati a tale attività.
Lo rileva la sezione V della Cassazione con la sentenza 20955/08 dello scorso 1° agosto respingendo il ricorso presentato dai titolari di un immobile contro la sentenza del CTR Marche che nega il riconoscimento della ruralità degli immobili “non trovandosi iscritta nell’apposito albo regionale la dichiarata attività di agriturismo ed in difetto del rapporto di strumentalità tra detti fabbricati e l’attività agricola”.

La Suprema corte ritiene applicabile il principio contenuto nel comma 3 bis aggiunto dall’articolo 2 comma 1 del DPR 23 marzo 1998 n.139, che riconosce carattere rurale ai fabbricati destinati all’agriturismo (carattere ora riconosciuto dall’articolo 3, comma 3, della legge 20 febbraio 2006 n.96, sulla disciplina dell’agriturismo). Occorre, naturalmente che tale destinazione risulti nell’elenco regionale dei soggetti abilitati a svolgere la relativa attività, i quali devono essere in possesso anche di autorizzazione comunale, come si evince dagli articoli 6,7 e 8 della legge n.730/1985.